Aspetto Generale e Descrizione Introduttiva

Il Dogue ha la fortuna di avere uno standard estremamente dettagliato e che ha subito negli anni delle modifiche da parte della SADB

al fine di chiarire quelli che fossero i dubbi inerenti la giusta strada da seguire nella selezione atta a perseguire il tipo originario.

Citando e riportando l’incipit del  testo francese vediamo scritto: 

ASPETTO GENERALE:

Tipico molossoide brachicefalo dalle linee concave. E’ un cane molto potente, il cui corpo molto muscoloso conserva un insieme generale armonioso. E’ costruito piuttosto vicino a terra, e quindi la distanza sterno-terreno è leggermente inferiore alla profondità del torace. Tarchiato, atletico, imponente, incute rispetto.

Tanto la SADB (società specializzata francese) quanto le altre società specialistiche hanno da molti anni iniziato e sostenuto un campagna sempre più netta e stringente per eliminare dalla selezione quei soggetti troppo “estremi” che allontanerebbero il mastino francese da ciò che in realtà è, ovvero un animale funzionale, capace di muovere e vivere( respirare, mangiare, giocare) in totale armonia con il proprio padrone e con il mondo circostante. Gli estremi in tutti i sensi andrebbero sempre eliminati e non perpetuati. Personalmente sono caduto come selezionatore nella tentazione del soggetto estremo. Per un caso più dovuto al fato che alla mia scarsa esperienza di allora sono uscito indenne da questa situazione, evitando di avere nella mia linea soggetti con problematiche ortopediche e respiratorie redibitorie e limitanti. Ma ammetto di esserne uscito indenne non per mio merito e di aver compreso il rischio corso solo dopo. E’ davvero difficile riuscire a rifiutarsi di mettere in riproduzioni soggetti spettacolari anche se non troppo sani. E’ davvero complesso e spesso si cade nel pentolone del dare un’opportunità a questo tipo di cani. Tutto questo rappresenta un errore da neofita. Chi è nuovo alla razza spesso scambia l’estremo per il giusto ,lo spettacolare per il bello. Spesso il soggetto enorme,sia in altezza che in massa viene eletto a campione.  Eppure Raymont Triquet,padre della razza in molti suoi scritti ci mette in guardia da errori di questo tipo. In molte pubblicazioni la SADB si è prodigata nel ripetere a giudici ed allevatori di evitare la valorizzazione di soggetti che mostrassero segni di ipertipicità o di linfatismo.  Il vecchio adagio latino secondo il quale “ In medio stat virtus” di confà precisamente al nostro. Soggetti troppo alti o troppo bassi saranno da escudere, così come soggetti linfatici (questo indipendentemente da problematiche ortopediche o evidenziate esenzioni dalle stesse). Il dogue è un molossoide,anzi un mastino ma resta un animale mobile e capace di sorprendente atleticità.  Il preambolo allo standard ci ricorda poi che comunque si tratta di un animale molto potente,costruito a terra, con torace profondo, testa importante (brachicefalo) in cui i diametri trasversali predominano su quelli longitudinali,che incuta rispetto. Questo ultima riflessione va fatta e rifatta ogni qualvolta ci si avvicini ad un possibile stallone per la nostra femmina. Perché se è vero che da una femmina ci si può aspettare anche un’espressione dolce e bonaria (ma mai da “tonta”) è altresì vero che un maschi deve essere un MASCHIO. Anche in questa ottica occorrerebbe aprire un bel discorso. Molto spesso vediamo in esposizioni soggetti maschi che non dimostrano mascolinità e femmine che,da parte loro, ricadendo talvolta nell’ipertipo hanno un’espressione ed un aspetto estremamente mascolino. Tutto questo va evitato. Per tanti motivi. In un ring la mascolinità di un maschio e la femminilità di una femmina devono vedersi prima della disamina di pregi e difetti di un certo animale. Soggetti che non dimostrino fenotipicamente il sesso a cui appartengono sono, a mio parere, da penalizzare in maniera netta e decisa. Non c’è peggior critica per un maschio del classico “….è una bella femmina…”. Toglie ogni valore all’animale. Ed allo stesso modo una femmina che presentasse un’espressione eccessivamente arcigna e prepotente potrebbe magari anche vincere le esposizioni di bellezza (ma con giudici poco esperti) ma in riproduzione,a memoria mia femmine mascoline non hanno mai dato soggetti interessanti. Capita poi,in caso di inesperienza che si voglia tentare,in riproduzione, di correggere un maschio poco macho con una femmina molto mascolina…o più raramente il contrario. E’ un errore enorme e darà scarsissimi risultati sia in prima generazione che nelle successive. In linea generale un concetto troppo spesso disconosciuto è quello secondo il quale si debba correggere un difetto con il  difetto opposto.  Errore comune nei neofiti . Questa è un grande stupidaggine. 

K.I.M. : NON SI CORREGGE UN DIFETTO CON IL DIFETTO OPPOSTO

Non si corregge un muso corto con una canna nasale lunga, né un soggetto basso con un soggetto troppo alto. I difetti si correggono con soggetti che abbiano fenotipicamente e geneticamente le giuste caratteristiche della razza di appartenenza.  Per ciò che concerne la mascolinità e la femminilità di un soggetto,ripeto a costo di essere tedioso, rappresentano delle prerogative imprescindibili. Un maschio corretto equilibrato,che vinca esposizioni e che si imponga sul ring per assenza di difetti ( di questo parleremo poi) non sarà da prendere troppo in considerazione in riproduzione,se non per femmine molto tipiche (non ipertipiche o mascoline) che abbiano alle spalle soggetti con evidente e chiaro dimorfismo sessuale,che magari pecchino di correttezza. Tuttavia occorrerà avere cura in seconda generazione di ridare mascolinità con un maschio importante  capace di trasmettere bene alle femmine nate dal questo accoppiamento. Pena il rischio di perdere il suddetto dimorfismo.

PUR SENZA DOVER GUARDARE TROPPO SOTTO LA PANCIA E’ EVIDENTE CHI SIA IL MASCHIO E CHI LA FEMMINA!!!

Anche caratterialmente bisogna prestare molta attenzione a questo. Anche se negli anni il carattere del Dogue de Bordeaux si è venuto giustamente  mitigando con la convivenza con altri cani ed una socializzazione più corretta ,il carattere del molosso francese resta sempre un po’ “spigoloso” con i cani dello stesso sesso. Pertanto, parlando da selezionatore, mi preoccupa molto di più un soggetto timido o “inebetito” che un maschi che nel ring dimostri la giusta reattività di fronte a soggetti dello stesso sesso. Nei molti anni di selezione e allevamento ho avuto modo di vedere diversi soggetti ,talvolta molto belli, allontanati dal ring perché aggressivi con gli altri cani. Escludendo qualche caso davvero eccessivo ho sempre ritenuto questo un errore del giudice. Seppure è vero che un comportamento aggressivo vada penalizzato in esposizione ( soprattutto nei confronti del giudice stesso) il maschio che  ringhi agli altri o rimanga in attenzione  o magari dia dimostrazione di dominanza a mio parere non andrebbe mai penalizzato. Ovviamente mai e poi mai si può accettare l’aggressività nei confronti del padrone, del giudice o di esseri umani (ma non ho mai visto dogue aggressivi con l’uomo in ring),al contrario un maschio che si dia prova di dominanza a me fa sempre più piacere di una bella bambolina da esposizione che non dimostri le caratteristiche caratteriali della sua razza. Nella femmina vale lo stesso discorso ,ma sono eventi più rari. Citiamo in tal senso lo standard francese e cosa recita inerentemente al carattere: 

COMPORTAMENTO – CARATTERE:

Antico cane da combattimento, il Dogue de Bordeaux è adatto per la guardia, compito che egli assume con vigilanza e grande coraggio ma senza aggressività.

Buon compagno, è molto attaccato al padrone e molto affettuoso. Calmo, equilibrato, dalla reazione molto pronta.

Il maschio normalmente ha un carattere dominante

E’ evidente come l’antico utilizzo di questo molosso ne abbia condizionato il carattere  e come l’eventuale perdita dello stesso sarebbe un danno enorme per i veri cultori della razza. Non dobbiamo farne delle belle statuine,dobbiamo smussarne il carattere un po’ primordiale, ma alterarne la normale dominanza o diffidenza è un danno al patrimonio genetico di inestimabile valore . Eppure il dogue non è mai inutilmente aggressivo, mai in tanti anni ho visto un dogue perdere la calma senza un motivo preciso ed innumerevoli avvertimenti precedenti.  Dirò poi come queste indicazioni sul comportamento siano davvero di carattere generale. Chi ha posseduto un Dogue de Bordeaux sa come, nel rispetto di tali linee guida, ogni soggetto abbia una propria personalità e sia differente dal fratello di cucciolata o da altri soggetti nati e cresciuti nello stesso ambiente. Ho posseduto dogue che andavano in esposizione e erano mille volte più brutti di quanto fossero nel loro territorio ed altri che si galvanizzavano e rendevano molto di più in ring che a casa. Ho visto soggetti delicati e soggetti grossolani, soggetti dall’animo davvero nobile (soprattutto i maschi dominanti) e soggetti più furbetti e prepotenti, ho avuto femmine che sembravano timidine tirare fuori un coraggio da leonesse al momento del bisogno ma mai soggetti cattivi o stupidamente pericolosi. Talvolta alcune linee di sangue hanno avuto il problema della timidezza. A tal propositi voglio raccontare un aneddoto occorsomi molti anni fa. In uno dei miei tanti viaggi ispettivi  in Francia, dove regolarmente trascinavo la santa donna di mia moglie, allora mia fidanzata, con la promessa di un giro nella romantica terra d’oltralpe, visitai un allevamento all’epoca molto in voga  e che aveva prodotto fino ad allora meravigliosi esemplari di dogue. Quando visitai l’allevamento noi potei non notare l’eccellente livello fenotipico dei soggetti presenti, ma dovetti notarlo da lontano. Nel senso che i maschi dell’allevamento non si avvicinavano assolutamente ne a me ne a mia moglie, girando alla larga e sottraendosi ai tentativi di carezze. Ora, ho già detto che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire ed io ovviamente imputai il problema (non di uno, badate bene, ma di molti dei soggetti presenti) ad una situazione legata alla socializzazione degli animali. Ed allora dopo averci riflettuto poco sopra comperai un maschietto proveniente da quella linea di sangue. Contemporaneamente avevo acquistato una cucciola di origine slovacca. All’arrivo quasi simultaneo dei due cuccioli la differenza caratteriale saltò subito agli occhi. La femmina aveva un carattere franco, aperto e curioso. Il maschio si dimostrò ombroso e timido, ingiustificatamente impaurito da tutto e poco propenso alle nuove esperienze. Crescendo le differenze caratteriali si acuirono ed il cucciolo divenne un soggetto davvero timido e con delle risposte agli stimoli esterni inadeguate. Non volendolo usare in riproduzione decisi di regalarlo. Lo detti ad un ragazzo che possedeva una femmina di cane corso premurandomi di dirgli che avrebbe dovuto o sterilizzare la femmina o castrare il maschio. Ovviamente di li a poco la femmina di cane corso rimase incinta. Nacquero 12 cuccioli. Tutti neri o grigi, e so per certo che un paio entrarono a far parte di team espositivi e come riproduttori in allevamenti di cane corso. Ma tutti i cuccioli ebbero comunque  lo stesso carattere del padre, timorosi, schivi e poco propensi al contatto umano. Questo a voler sottolineare quanto sia trasmissibile il problema di un eccesso di timidezza e quanto sia importante starne il più possibile alla larga nella selezione. Ho aperto questa piccola parentesi sul carattere e mi sento di volerla chiudere non prima di aver però fatto un accenno al discorso dell’evoluzione dello stesso. Il dogue ha un carattere franco, chiaro e onesto e la paura o la timorosità non rientrano tra le sue caratteristiche. E’ tuttavia normalissimo che i cuccioloni di 8 o 9 mesi, ma fino all’anno e mezzo è piuttosto comune, abbiano una timidezza fisiologica. Non ci spaventiamo o preoccupiamo se il nostro maschietto di un anno e dal ragguardevole peso di 50 o 60 chili abbia un atteggiamento giocoso o perfino timido con altri cani o se possa ritrarsi di fronte ad un approccio troppo veemente di un ammiratore. E’ assolutamente normale e bisogna dare tempo al tempo e far maturare la sicurezza che con il tempo verrà inevitabilmente fuori. In questo periodo delicato mi raccomando di non esporre il cane a rischio di esperienze traumatiche ( tipo aggressioni da altri cani o simili) che ne potrebbero alterare o esacerbare i comportamenti futuri nei confronti dei consimili. Riguardo l’uomo il dogue, generalmente,  perdona molto possibili errori in fase evolutiva  e dimentica in fretta le esperienze negative subite.   Per Ritornare a quanto dettato dallo standard del nostro molosso abbiamo un’interessantissima disamina di proporzioni importanti data proprio della fase introduttiva dello standard:

PROPORZIONI IMPORTANTI.

· La lunghezza del corpo, misurata dal punto della spalla al punto della natica, è superiore all’altezza al garrese, nella proporzione di 11/10

· La profondità del torace è superiore alla metà dell’altezza al garrese.

· La lunghezza massima del muso è uguale ad un terzo della lunghezza della testa.

· La lunghezza minima del muso è uguale ad un quarto della lunghezza della testa.

· Nel maschio, il perimetro del cranio corrisponde più o meno all’altezza al garrese.

Analizzando uno per uno i punti sopraindicati se ne evince che: il dogue è un cane costruito nel rettangolo, ma rimane piuttosto corto come rettangolo. Quasi un quadrato. Questo sarà a beneficio di un aspetto raccolto e compatto che darà l’idea di potenza e reattività a tutto l’animale. Non bisogna ricercare quindi un rene eccessivamente lungo,né un petto eccessivamente prominente anterioremente (con lo sterno molto anteriore rispetto alla porzione anteriore delle scapole. La porzione lombare leggermente allungata sarà un difetto veniale se non del tutto trascurabile nelle femmine, mentre nel maschio può dare luogo ad un insieme disarmonico e far propendere l’aspetto generale, soprattutto in soggetti di grande mole, in un insieme più simile a quello del Mastiff inglese o del nostro Mastino Napoletano. E’ importante, invece che l’impressione che si abbia sia di estremo dinamismo e potente esplosività. 

 

La riflessione inerente la profondità del torace è molto importante. Soprattutto perché peculiarità di poche razze (Bulldog Dogue e poche altre) in cui la profondità del torace sia preponderante sullo spazio (aria) sottostante. Tutto fa propendere per un insieme impressionate, (cercano a la tierra dicono in Spagna) costruito come un felino di grandi dimensioni,potente e vicino al terreno.

In questo senso non si deve avere assolutamente spazio tra il gomito ed il torace che deve superare l’articolazione omero-radio-ulnare abbondantemente. L’attenzione che la SADB, attraverso la redazione del nuovo standard da alle proporzioni ed ai rapporti tra cranio e muso la dice lunga su quanto sia importante non eccedere in termini di estremismi e di degenerazioni in termini di ipertipo ed ipotipo. Inserire tra le prime proporzioni importanti il rapporto cranio muso è inevitabilmente un sottolineare come la testa rappresenti uno dei punti cardine (e in quale razza non lo è???) per distinguere un vero dogue da un soggetto che gli assomigli ma non rappresenti il tipo ideale. E’ interessante notare come il club francese si preoccupi nel dare i rapporti tra dimenzioni del cranio e del muso in relazione alla lunghezza totale della testa e non come rapporti tra il cranio ed il muso presi singolarmente. Questo ad avvalorare come entrambe le porzioni debbano rappresentare un insieme di equilibrio e di armoniosità generale. 

L’ultimo punto,in cui si fa riferimento alla circonferenza della testa nel maschio pone l’attenzione su come questa porzione anatomica del mastino francese debba essere preponderante ed importante,anche soprattutto sull’altezza dell’animale. Questo distingue un dogue, prettamente costruito a terra e pertanto non troppo alto dal Mastiff o da altri molossoidi,in cui le dimensioni enormi del corpo sono un pregio assoluto. Nel nostro le dimensioni debbono essere rispettate secondo standard ed i soggetti  costruiti a terra con teste di notevole ( non mostruoso) volume vanno sempre considerati con maggiore attenzione rispetto a quelli alti e poco impressionanti per i diametri trasversali della testa e del corpo. 

METODI DI GIUDIZIO ESPOSITIVO.

A questo punto mi tocca fare una piccola confessione personale. L’idea di voler mettere per iscritto quanto da me pensato e sostenuto in tante sedi a voce mi è venuta di ritorno dall’ennesima esposizione finita con un risultato che ha lasciato molti,per non dire tutti i partecipanti (ovviamente vincitori esclusi) piuttosto basiti. Mi sono reso conto che forse,per dovere di correttezza morale,certe cose dette e ridette a voce,che sono ovvie per molti esperti della razza andavano trascritte e lasciate in dote ( a chi le vorrà sia ben chiaro..) a chi sia vvicini alla razza del mastino francese. Le esposizioni di cani hanno,negli ultimi anni, preso un indirizzo che mi vede lontano anni luce. Il senso zootecnico degli incontri espositivi ha lasciato il posto a sterili competizioni per l’assegnazione del BOB o del punto per il tal campionato. Non importa essere campioni del Turkenistan o dell’Uzbekistan ( senta esserci mai stati tra l’altro…) importa essere campioni. E pagando tutto è possibile. Importa vincere,poiché vincendo si propagherà via Internet (Facebook è il nuovo luogo di promulgazione espositiva) il vero valore del cane e se il tal soggetto avrà vinto (non importa dove,con chi e contro quali cani) sarà certamente di pregio. Internet e l’era dell’effimero. Degli handler professionisti,delle cotonature a nascondere il difetto o a acuirne il pregio ( tanto i giudici non toccano più i cani) delle amicizie,dei grandi razzatori che hanno alle spalle una massimo due cucciolate, dei campioni che magari non muovono assolutamente ma hanno bellissime foto in Internet. In questa epoca, in questa continua e costante deriva  della cinognostica e della cinotecnia ( di cui accuso l’ENCI in prima persona…perché insegnare ai giovani come si conduce un cane in esposizione e vederli sfidarsi tra loro scambiandosi il cane,lo chiamano Junior handling,ma non procurandosi affatto che gli stessi abbiano letto un trattato di cinognostica dei nostri emeriti giudici Bonetti,Morsiani, Bosi etc è deplorevole) , alcuni hanno trovato la loro terra promessa. Altri, come me vorrebbero tanto smettere di frequentare quel certo ambiente. Ho schifo delle esposizioni organizzate per fare cassa, degli handler amici dei giudici e e dei giudic che non onorino tale titolo. Ho ribrezzo di chi insegna e non sa e di chi tace e dimentica i tempi d’oro della Cinofilia italiana, fatta di angolazioni, movimento, espressione e tipo di razza.  Non ho mai smesso(pur facendo pochissime mostre all’anno) solo per non perdere il polso della mia razza. Non ho mai smesso solo per il piacere di incontrare colleghi di allevamento vecchi e nuovi e scambiare con loro pochi pensieri sul nostro amato dogue. Chiedo venia di questo mio sfogo,ma vedo vicino un baratro di ignoranza e presunzione e non ho una terapia a tale tracollo. Torniamo a noi,al nostro amico francese ed al suo giudizio.  Esistono molti modi per giudicare in esposizione. Ne cito tre,i più comuni:

• Giudizio per somma di difetti. Lo potrebbe fare chiunque…conosco lo standar (o quello che io penso sia lo standard) e sottolineo tutti i difetti di un soggetto. Chi ne ha di meno vince.

• Giudizio per assenza di difetti. Idem per lo standard e dico che il soggetto svolge il compitino senza infamia e senza lode. Chi è meno infame e con un po’ più di lode vince.

• Giudizio per pregi. Ne avrò visti 4 o 5 in ventotto anni di expo di giudici che giudicavano così. Cerco i pregi di un soggetto ,li valorizzo. Trovo i difetti e li sottolineo. Poi premio colui i cui pregi sono più pregevoli ( scusate l’ingrato ma voluto gioco di parole) ed i difetti meno difettosi ovvero,ad esempio valuto più grave un difetto di appiombo in un levriero che in un molosso e viceversa un problema di sostanza .

Poniamo come base di partenza quanto da me affermato,se volete seguire il mio ragionamento, viene da se che per poter avere un valido giudizio sul proprio soggetto il primo punto è che chi ci giudichi sia DAVVERO preparato riguardo una certa razza. Ora, sempre per la triste condizione che attanaglia i nostri tempi abbiamo sempre più all round (esperti del tutto e del nulla) e sempre meno specialisti. O meglio, gli specialisti, e bravi anche  ci sarebbero e come. Ma costa troppo ad i gruppi cinofili per essere chiamati a giudicare. Allora prendendo 4 o 5 all round avrò tutte le razze coperte e nessun problema. Da ciò ne deriva che giudichino sempre gli stessi giudici, che i giudici siano poco preparati sulle razze che conoscono meno, e che i giovani e appassionati specialisti restino a guardare a bordo ring. A meno che….a meno che non effettuino un allargamento ovvero non inizino a giudicare più razze e mercanteggino la preparazione sulla singola razza con un essere maggiormente interessanti per i gruppi cinofili. In tanti anni ho visto molti bravi giudici fare allargamenti e perdere il polso delle razze scelte all’inizio del loro lavoro. Tanti,troppi.  L’esperto giudice deve avere il rispetto dovuto,ma deve anche meritarselo. Deve davvero dimostrare di conoscere ciò di cui parla, deve saper fare distinguo e non appiattire ogni razza ad un’idea generale di cane che ha in mente. Ogni volta che il giudice è chiamato a giudicare una razza dovrebbe rileggere lo standard, vedere i soggetti migliori del momento. E poi ogni giudice dovrebbe in scienza e coscienza chiedersi se davvero sia preparato a giudicare una razza affidatagli o se non sia il caso fare un ripassino approfondito nel periodo pre espositivo. Inoltre l’esperto giudice dovrebbe rispodere e ragionare con gli allevatori ed i proprietari durante i giudizi(soprattutto durante speciali di razza e raduni). Allevatori che dovrebbero, portando rispetto per la figura del giudice comportarsi in maniera onesta e corretta, evitando manifestazioni fuori luogo o irrispettose di se e degli altri. Confrontarsi significa imparare e dimostra interesse per una razza. Ergersi ad esperti della domenica, spesso contorniati da VERI ESPERTI (ovvero da gente che quella razza la alleva, la vive, la conosce molto meglio del giudice stesso) fa fare la figura dei presuntuosi e degli ottusi. Aldilà di queste mie disertazioni ,più o meno condivisibili, la figura del giudice, quando questi è preparato e sa di cosa parla ha una funzione straordinaria. Il senso zootecnico delle esposizioni canine sarebbe quello di valorizzare quei soggetti che rappresentino più chiaramente lo standard di razza ed indirizzare la selezione , premiandoli e concedendogli il titolo di campione, al fine di invitare gli altri allevatori ad adoperare una selezione in tal senso, magari utilizzando quel tale stallone o prendendo n cucciolo di quella fattrice che sia stata premiata in una certa competizione. In tal senso qualunque giudizio dovrebbe si elencare i difetti di un tale soggetto, ma allo stesso tempo sottolinearne quanto di buono un soggetto porti con se. Spesso si sente asserire che il cane perfetto non è mai esistito, non esiste e mai esisterà. E questo ha del vero, poiché l’interpretazione del singolo dello standard porta a piccole variazioni e preferenze che possono rendere ciò che è un difetto per qualcuno un particolare trascurabile per altri. E viceversa.  Mi piace in tal senso citare un po’ l’dea  platonica della cavallinità.  Platone asserisce che nell’iperuranio (mondo sopra al cielo),da cui deriva la nostra anima, è presente l’idea di cavallinità, ovvero l’idea stessa dell’essenza del cavallo. La nostra anima che proviene da quel mondo  sa cosa sia un cavallo poiché ha il concetto di cavallinità insito in se. In tal senso, rovesciando questa idea possiamo asserire che ogni cavallo reale è una copia imperfetta del concetto originale di cavallo. Passatemi la stortura ma questo è ciò che accade con lo standard di una razza e la sua interpretazione di un certo soggetto. Ciò che davvero conta è che ammirando un soggetto reale, si riesca a percepire e riconoscere l’dea stessa di cavallinità che quel soggetto deve trasmettere. Pur essendo una copia imperfetta (ma quanto ed in cosa imperfetta?....questo è il problema!) dell’idea originale di dogue de bordeaux.

Mi piace chiudere questa piccola parentesi filosofica applicata alla cinotecnia citando una delle più famose reazioni che questa teoria platonica ebbe, ovvero quella di Antistene che criticando il pensiero platonico affermò: “ i vedo i cavalli ma non la cavallinità” a cui rispose Platone dicendo “questo poiché non hai gli occhi per vederla” . Avesse allevato cani, Platone ne avrebbe conosciuti tanti che non riescono ancora, dopo tanti anni,  a riconoscerla la cavallinità!!!!

Questa piccola disertazione filosofica mi serve per spiegare e chiarire il mio pensiero. Nel giudizio del Dogue de Bordeaux esistono difetti lievi, difetti seri e difetti invalidanti.  E poi esitono difetti che difetti non sono. Inutile fare un elenco sterile e poco utile di quali siano i difetti lievi, gravi e da escusione. Ne trovate uno ben fatto alla fine dello standard. Ciò a cui io mi riferisco è un’idea di dogue che deve trasmettersi in ogni sua espressione. Ovviamente un difetto come la mancanza di un testicolo è un difetto assoluto da eliminazione, e nessuno può affermare il contrario. Ma nella valutazione di un dogue de bordeaux una mancanza di sostanza e ossatura o un petto non disceso o una linea superiore parallela al terreno ( pregio di quasi tutte le razze che nel nostro è un difetto strutturale enorme, ma ne parleremo poi..) non può essere valutata allo stesso modo e con lo stesso peso specifico  di una leggera deviazione del metacarpo o delle dita o un lieve ectropion o entropion oppure come un P4 mancante. Poiché queste ultime sono caratteristiche che pur se non ricercate, anzi da penalizzare, rientrano molto più nel concetto di tipo…nell’idea di “cavallinità” del dogue rispetto alle caratteristiche precedentemente segnalate che invece ne alterano il concetto originale stesso e lo equiparano a qualunque altro molosso. Occorre conoscere la razza,  averne dimestichezza, “sentire” ed interpretare quelli che sono difetti veniali e quelli che invece allontanano un soggetto dall’idea primitiva di mastino francese. Altrimenti il giudizio sarà una disertazione sterile e inutile di difettini, uno svolgimento corretto del tema, che non porterà nulla alla razza e in senso zootecnico delle esposizioni o dei raduni di razza si andrà a far benedire.

Acquistare un Dogue de Bordeaux

Acquistare un dogue de bordeaux è una scelta che comporta ricerca, impegno e consapevolezza

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